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Un breve resoconto dell'iniziativa ....
per coinvolgere quelli che non c'erano e per continuare a discutere con quelli che erano presenti.
Siamo felici di poter dire che anche questo incontro ha riscosso un evidente successo.
La nutrita presenza di giovani ha confermato la validità delle nostre convinzioni: l'esigenza di spazi e strumenti di discussione e confronto sui problemi del nostro tempo è particolarmente viva tra le nuove generazioni, come è emerso dal vivo e porlungato dibattito a cui hanno dato vita, soprattutto, i ragazzi i presenti all'incontro.

Il dibattito a tema
"Quel giorno pioveva... "
un'occasione per riflettere sul terrorismo di ieri e di oggi
si è tenuto a Perugia il 4 Maggio 2004, alle ore 16.00, presso il salone d'onore di Palazzo Donini.
Sono intervenuti, la scrittrice, Paola Zannoner e, lo storico, Renato Covino

| da "Quel giorno pioveva" |
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Io forse avevo la testa tra le nuvole e non facevo caso al telegiornale della sera, quando arrivavano quelle notizie di violenza e paura, una bomba alla Stazione Termini di Roma a gennaio, un'altra sulla linea ferroviaria ad aprile, un'altra contro un liceo a Trieste e dieci giorni prima, il 10 maggio, a Milano e Bologna e Ancona, attentati e bombe.
Non so se ero incosciente o ingenua, ma non facevo caso al telegiornale. Il telegiornale era una cosa triste, con un uomo incravattato e grigio che dava notizie sconfortanti proprio all'ora di cena. E mamma mangiava con la testa voltata di lato, per ascoltare quelle brutte notizie e scuotere la testa. Se accennavo a parlare, lei non ascoltava o diceva: - Fa' sentire un po'! |
Così, invece che star li a guardare anch'io quello schermo triste e grigio, spesso fantasticavo.
[…]
Fu solo un attimo, ma è successo proprio allora. Tutto insieme, accadde, tutto in un istante brevissimo.
Un colpo violento mi proiettò verso il muro, il cuore mi si fermò per pochi secondi, poi riprese a battere come impazzito.
Sembrava l'esplosione di un immenso palloncino con un frastuono che faceva vibrare tutto, i muri, i vetri, i pavimenti. Ero dentro un'enorme bolla d'aria e il rumore si cristallizzava, si assottigliava, diventava puro, un unico sibilo incandescente che si trasmutava in un'eco e poi in un silenzio in cui i miei pensieri rimbombavano.
Non sentivo più niente, quel fragore spaventoso mi aveva assordato. Lo spostamento d'aria mi aveva fatto cadere, i libri sparsi per terra. Intorno a me grida e urla, lo capivo dalle bocche aperte, dai visi stravolti, dalle mani nei capelli. Le persone si aggrappavano le une alle altre con smorfie di paura e di dolore. E alcuni scappavano, altri si attaccavano alle colonne del portico, come fosse arrivato un terremoto.
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