Comunicato stampa

“Cambiare la Costituzione?”

è questo il titolo dell’incontro promosso dall’Associazione culturale Seingioco, con il patrocinio del Comune di Perugia (Assessorato alle Politiche culturali e giovanili), che questa mattina si è a Perugia,presso la Sala dei Notari, al quale hanno partecipato il prof. Mauro Volpi, Preside della Facoltà di Giurisprudenza; il prof. Roberto Gatti, docente di Filosofia Politica presso l’Università Degli Studi di Perugia; lo storico Raffaele Rossi. L’incontro è stato seguito da numerosi studenti delle scuole superiori di Perugia, quali l’ITC “Vittorio Emanuele II”, l’ITC “A. Capitini”, il Liceo Classico Mariotti, il Liceo Scientifico “ G. Alessi”, l’ITAS “ Giordano Bruno”, l’ITIS “ A. Volta”.

Il dibattito è stato introdotto dall’Assessore alla Cultura del Comune di Perugia, Andrea Cernicchi, e coordinato da Cristina Gatti, Presidente dell’Associazione culturale Seingioco.

Il primo intervento, del Senatore Raffaele Rossi, vera e propria memoria storica della comunità cittadina e non solo, ha fatto ripercorrere ai giovani i momenti più significativi della Resistenza ed ha messo in luce il nesso esistente tra Resistenza, Costituzione e odierna Democrazia.

Il prof.. Gatti ha evidenziato come la Costituzione del 1948 ha avuto il merito di nascere dal confronto tra i diversi partiti e forze sociali, è scaturita dal patto leale sancito da tutti i partiti che hanno dato vita all’Assemblea Costituente e che insieme hanno avuto la forza di superare il fascismo partecipando alla lotta di Liberazione.

Su questa metodologia appunto, di esercizio dell’unità partendo da un pluralismo di posizioni, che Gatti ha sollevato la questione odierna: la Costituzione non può essere cambiata a colpi di maggioranza, ma deve essere il risultato delle posizioni di un’intera comunità politica. Oggi ci si può chiedere invece quanto di essa è stato attuato; si pensi al corpo costituzionale dei diritti civili e si veda come e quanto questi siano più che mai oggi insidiati dal problema della privacy (banche dati, cellulari) e da quello delle concentrazioni editoriali che tolgono pari eguaglianza ai diversi soggetti che fanno informazione. Più che di una riforma, la nostra carta costituzionale avrebbe bisogno di una puntuale attuazione perché essa ha in sé una potente valenza programmatica.

Il Prof. Volpi, ricollegandosi all’intervento precedente e partendo dal titolo dell’incontro, si è posto il quesito: “Quello che è in atto ora è un processo di riforma o di cambiamento?” Per il costituzionalista è un cambiamento. Il risultato sarebbe una nuova Costituzione che modificherebbe gli quilibri giuridici e politici che hanno finora permesso la tenuta stessa della democrazia.

L’analisi di Volpi si è poi incentrata sulle questioni fondamentali: la riforma in senso regionalista che demanderà alle realtà locali materie delicate come l’assistenza sanitaria, la scuola, la polizia, rischiando di aumentare le divisioni tra le regioni, annullando quel patto di unità e di solidarietà su cui finora si è retto il sistema Italia; il ruolo del presidente della Repubblica che non può entrare nel gioco politico attraverso una scheda elettorale perché si rischia di vanificare il suo ruolo di super partes tra le attuali coalizioni, troppo numerose e poco omogenee al loro interno. Occorre ridare valore ad un Parlamento che ora ratifica e basta e non discute più realmente il corpo delle leggi che il Governo propone.

Il dibattito si è chiuso con la speranza che la Carta Costituzionale sia momento di rifondazione di un patto sociale e monito per la classe politica a limitare il suo potere. E’ questo il messaggio che i relatori consegnano alle giovani generazioni di studenti convenute all’incontro.



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