Seinversi

Vittoria Bartolucci

 

POMERIGGIO D'APRILE

E chissà quante volte ci è successo

magari in qualche pomeriggio

dolce d'aprile

di addormentarci

("aprile dolce dormire")

senza la cintura

accanto al guidatore

in un'auto

in corsa verso il sole

(su una superstrada su una tangenziale

un corso un viale un controviale una bretella

un sentiero di campagna una variante un lungomare

un ponte sopra il mare….

qui a Genova a Torino

in Inghilterra in Francia

in Russia in America Latina

e persino in Cina…..)

per stanchezza o desiderio

(inconsapevole forse)

di morire

ma poi

proprio prima dell'ultima fermata

ci ha svegliati appena in tempo una voce

di bambino un sogno una carezza

o soltanto

il volo di una mosca

(è questo a volte il modo

di travestirsi del destino)

in cerca da mezz'ora

di un varco verso il cielo

 

FRAMMENTI D'ESISTENZA

Tu dormi amore mio

e non sai di questo vento che nell'alba

fredda di gennaio

al di là dei vetri

frammenti d'esistenza

strappa cieco agli alberi e alla terra

e li trascina senza resistenza

in nuvole di polvere

verso il mare sonnolento di palazzi

e di luci non ancora spente

che si estende sino all'orizzonte

Tu dormi e non lo sai

che a impedirgli

di portarmi via con sé non è

questa finestra chiusa contro il cielo

ma solo il fatto

che si è fatto troppo tardi

tu devi andare via e io

non ti ho ancora preparato

il solito caffè

 

CARTA VELINA

Se un giorno vedrai

mi sentirò male veramente

non c'è bisogno che tu chiami

chissà che luminare

per sapere qual è

la mia malattia Lo so da me

(e te lo dico perché

ti sappia regolare)

che da sempre un foglio di carta velina

ho al posto del cuore

e mi basta ad esempio

un colpo di tosse di qualcuno che amo

un silenzio che non ha spiegazione

una notizia in un giornale o alla radio

un geranio che soffre la sete

perché altri strappi

s'aggiungano a quelli più o meno grandi

già presenti sulla sua superficie

Meravigliati invece soltanto del fatto

che io sia arrivata

col difetto (congenito forse) che ho

a questa mia età

 

IL GUAIO E' L'ESTATE

Il dolce nascosto

in fondo a un cassetto

la borsa dell'acqua o il cuscino

da abbracciare la notte

il mantello

per avvolgersi uscendo di casa la sciarpa

un giorno diventano a un tratto

bisogno di stare al telefono ore

e fare il numero-elenco

di tutti quelli

che ti possano dare

"un po' di calore"

Poi scopri

che sei sempre tu

ad averne bisogno

e non telefoni più per qualche tempo

ma ti affidi soltanto

al dolce alla borsa al cuscino al mantello alla sciarpa

Il guaio è l'estate

che ti rimane

il dolce soltanto A volte gelato

 

GIA' QUASI L'ALBA

Svegliarsi

-è già quasi l'alba-

sentendo

giù nella strada

le solite auto

e accanto una radio rimasta

accesa per tutta la notte

e restare con gli occhi chiusi

(lento il respiro)

sotto il lenzuolo

per sentire

come sarà -dopo- la vita

 

HIROSHIMA

E mentre tra le sue piccole mani

bianche cicogne di carta

prendevano forma leggere

lei

di tornarsene a casa guarita

(quando fossero mille)

in un mondo

senza più guerre sognava

senza sapere

(i bambini perlopiù non lo sanno)

che i sogni

si avverano

solo nei sogni